Intelligenza emotiva: ti riconosco, ti sento e provo ad essere felice.

I nostri bambini non sono il nostro specchio, non riflettono sempre ciò che noi crediamo di interpretare, nei discorsi che sento si instaurano spesso “competizioni” tra genitori che poi si riflettono sui bambini, il mio sa fare questo, il mio invece quest’altro…

Io ho sempre ritenuto fosse più importante trasmettergli l’importanza di sapersi relazionare e accettare, gestire e riconoscere le emozioni che si trova a provare, al posto che saper fare tante cose.

Quando parliamo di Educazione dobbiamo tenere conto che passa necessariamente attraverso la consapevolezza e il controllo delle proprie emozioni, cosa non facile nemmeno per noi “persone grandi”.

Ogni bambino è diverso e qualsiasi sentimento ed emozione si trovi a vivere ha bisogno di figure adulte che li riconoscano e gli permettano di capirlo, attraverso i passaggi come dargli un nome, trovarne i confini e i modi per esprimerli, per imparare infine a controllarlo. 

Se siamo adulti capaci di accettare le emozioni negative dei nostri bambini che sono pur sempre emozioni, diamo loro la possibilità di imparare a relazionarsi con gli altri, di empatizzare, di provare sentimenti e controllare emozioni negative, e di sviluppare l’intelligenza emotiva.

Mentre in giro si sentono più persone che esaltano le capacità di un “saper fare” o la conquista del successo come se fosse l’unica strada possibile, non bisogna tralasciare che sapersi relazionare e mettere nei panni degli altri, provando ciò che provano e dando voce a ciò che i bambini esternano, resta fondamentale è basilare per la felicità è l’acquisizione di sicurezza. 

L’intelligenza emotiva si impara e noi adulti possiamo trasmetterla ai nostri bambini.

“Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati.”

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